Un autentico mito internazionale (Parigi le ha dedicato una piazza e una statua nel quartiere Montmartre), forse un pò dimenticata nella sua terra d’origine, la Calabria. Il teatro Politeama di Catanzaro rende omaggio a Dalida, la grande cantante ed attrice franco-egiziana, i cui genitori erano di Serrastretta. Venerdì 12 marzo, tornerà sul palcoscenico del Capoluogo lo spettacolo “Avec le temps, Dalida”. Lo spettacolo portato al successo da Maria Letizia Gorga e da un gruppo di straordinari musicisti ha già superato le duecento repliche; dopo il debutto al Festival del Parco di Montovolo nell’agosto 2004 ha infatti toccato più di 60 città italiane ed europee. Prodotto dalla compagnia Le Nuvole Teatro diretta da Gianni Afola, per la regia dell’autore Pino Ammendola si è avvalso della collaborazione di Stefano De Meo agli arrangiamenti, Raffaele Golino alle scene e Jacqueline Chenal alle coreografie. I musicisti sono stati Stefano De Meo al piano, Elena Lera e Laura Pierazzuoli al violoncello, Marco Colonna e Pasquale Laino ai fiati. Dalida, per il suo modo di attraversare la storia e d’illustrarne i cambiamenti, è una vera eroina dei nostri tempi. La piccola ragazza italiana dagli occhiali spessi, nata in un sobborgo popolare del Cairo, divenuta prima Miss Egitto, poi Mademoiselle Bambino e infine la regina dei juke-box, verrà consacrata come la più grande cantante francese di tutti i tempi. In vita il generale de Gaulle l’aveva insignita della medaglia della Presidenza della Repubblica, unica donna ed unico artista ad averla ottenuta, e alla sua scomparsa Parigi le ha dedicato una piazza: Place Dalida! Alla scoperta del suo busto il giornale “Libèration” scrisse: “Dalida è più presente che mai, nessuna artista sarà mai così celebre”. È stata contemporaneamente la vamp hollywoodiana tutta lustrini e file di boys ed anche la più grande diva mediorientale, per diventare, dopo la morte, una figura-culto per una intera generazione. Durante tutta la vita dietro la star Dalida, la donna Jolanda ha amato e sofferto semplicemente, umilmente. Si è donata senza limiti agli uomini della sua vita come ad un pubblico che sempre aveva per lei il “viso dell’amore”, vivendo costantemente la tragedia di essere amata più come artista che come persona.
Spettacoli | mercoledì 10 marzo 2010, ore 10.32
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