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  Pugliese, pronto un sit-in di protesta Media voti: molto interressanteMedia voti: molto interressanteMedia voti: molto interressante

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HANNO chiesto un incontro con il prefetto Alberto Di Pace - una decisione presa all'indomani dell'assemblea con i lavoratori tenutasi venerdì mattina nella sala biblioteca del "Pugliese" - e intanto è già pronta la mobilitazione che li vedrà protagonisti nel corso del sit in organizzato per giovedì prossimo presso l'assessorato regionale alla Sanità. Lo avevano detto e lo hanno fatto. Subito dopo l'ennesima tegola, il sequestro, abbattutasi sull'ospedale regionale, i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Rsu avevano dichiarato battaglia. Al prefetto esporranno la situazione d'assoluta gravità che si è determinata e che colpisce i cittadini e gli operatori sanitari, mentre ai vertici sanitari, nel corso del sit-in, chiederanno risposte certi sul futuro della struttura ospedaliera. Un sit-in nonostante «l'idea iniziale - ha detto il segretario della Cisl, Antonio Bevacqua - era quella di proclamare una giornata di sciopero, ma poi si è deciso per il sit-in e l'assemblea in modo da coinvolgere il maggior numero di dipendenti dell'ospedale». «Altre forme di denuncia e di lotta sindacale saranno preordinate - si legge in una nota di Sergio Genco e Alfredo Iorno rispettivamente segretario generale della Cgil e segretario della Funzione pubblica Cgil Catanzaro - ma sarebbe opportuno che la politica e le istituzioni locali, ad iniziare dal Comune di Catanzaro si riappropriassero di una materia che non può essere delegata, o meglio appaltata ai "manager", convocando in via aperta ed urgente, un Consiglio comunale su tale materia, ed invitando a questo tutti i sindaci della provincia perché fortemente interessati, per le proprie comunità, alla difesa della Sanità pubblica». Per la confederazione infatti è allarmante il quadro di malaffare che viene fuori, giorno dopo giorno, dall'inchiesta della Procura di Catanzaro e che coinvolge il commissario D'Alessandro dell'azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio». Una fotografia, quella scattata negli ultimi sette giorni sul "Pugliese" che fa emergere «un vero e proprio sistema di corruzione «che vede protagonisti "manager" pubblici, aziende private, livelli di direzione aziendali e funzionari regionali, al fine di pilotare gli appalti sanitari ad imprese "amiche", da cui ricavare potere e illeciti arricchimenti personali». A distanza di soli due anni, dopo l'arresto della Manghisi, ricordano i sindacalisti un altro commissario straordinario della stessa azienda ospedaliera, e con lui la sanità cittadina, «ritorna nuovamente nel caos assoluto dando l'immagine di una sanità pubblica allo sbando e nelle mani di personaggi famelici». «La dottoressa Manghisi, e il dottore D'Alessandro - spiegano - non provengono certamente da altri pianeti, sono "manager" voluti e nominati da questa giunta regionale, dal suo presidente, che ne porta, perciò, per intero la responsabilità politica». Dunque innanzitutto è responsabilità politica «di chi dirige oggi il Governo regionale se questi accadimenti siano stati possibili e siano diventati un vero e proprio sistema di malaffare nella conduzione della cosa pubblica». E in questo quadro si comprenderebbe al meglio «perché - insistono Sergio Genco e Alfredo Iorno - dopo anni di discussione, questa regione non ha ancora un proprio Piano sanitario regionale, non esiste un vero sistema di controllo sulla gestione della spesa sanitaria, diventando terra di conquista di lobby affaristiche che si contendono e partiscono il denaro pubblico». Una regione, «è bene ricordarlo, caso unico nazionale, che in soli tre anni cambia ben tre assessori alla Sanità, i quali diventano a loro volta, chi commissario straordinario chi consulente al Piano». Una regione, ancora dove il debito sanitario supera i mille miliardi di vecchie lire e nella quale, però, con una facilità assoluta «s'assegnano i rapporti di consulenza, si da il via al vorticoso giro di nomine politiche di "manager" e di direttori sanitari che si susseguono incessantemente alla direzione delle As diventate una vera e propria babele-mercato ad uso e consumo proprio da utilizzare in modo clientelare e nel voto di scambio nelle tornate elettorali».


  |  domenica 29 febbraio 2004, ore

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