Count-down per l'Alta Velocità fra Milano e Bologna che entro un anno consentirà di percorrere i 182 chilometri che separano le due città in circa un'ora, a 300 kmh. Molto più breve invece il conto alla rovescia che dal 6 dicembre segnerà la fine di sei importantissimi collegamenti con la Calabria, da e per Torino e Milano, verso Reggio e verso Crotone. Sull'interruzione del servizio che assume anche il deficit di assistenza sociale, Fs non spreca una parola. E mentre il sottosegretario alle Infrastrutture Gigi Meduri incalzato dice «purtroppo non posso farci nulla», il ministro dei Trasporti, Bianchi, volato a Bruxelles per la riunione dei ministri Ue, non ha risposto alle numerose sollecitazione che abbiamo fatto alla sua segreteria. "Gazzetta del Sud" avrebbe voluto conoscere le sue posizioni, la sua versione dei fatti, quanto meno sul perché non ha imposto a Fs il rispetto delle promesse che da ministro ha fatto ai calabresi, quando garantiva «la certezza della continuità del servizio», oggi invece cancellato. Un silenzio che in queste ore pesa come un macigno visto che mille parole si stanno spendendo invece per reclamizzare il viaggio dimostrativo che il 12 dicembre faranno autorità e stampa per inaugurare e saggiare la linea AV che, una volta completata, farà risparmiare ai viaggiatori della Milano-Bologna ben 40 minuti sui 102 che servono oggi per coprire la distanza.
«Con questo viaggio – si legge in una nota aziendale – Fs vuole dimostrare che sta rispettando i tempi previsti». E allora non può non colpire che mentre il management nominato dal Governo su indicazione del Tesoro si fregia di enfatizzare inediti scenari per la mobilità su rotaia che andranno solo a vantaggio del Nord, e certo non del sistema Paese visto che il miracolo si fermerà a Salerno; in Calabria lo stesso management decide di falciare quei pochi treni, lenti e a volte con pulci, ma i soli ancora in funzione e dunque indispensabili per non tagliare fuori le zone della ionica, certamente meno fortunate delle 7 province e dei 42 comuni padani che l'Alta velocità attraverserà da qui a poco. E anche il Parlamento tace. O se in quella sede qualcuno protesta, nulla può! Ed è ancora peggio. «Più che Ferrovie dello Stato si potrebbero chiamare Ferrovie del Nord», commenta indignato il presidente della Regione, Agazio Loiero. «Siamo di fronte a una miope politica antimeridionalistica, che colpisce proprio quelle regioni più svantaggiate come è la Calabria e dove sembra che i piani di Trenitalia, oltre ai treni soppressi, vorrebbero mettere a rischio il posto di circa duecento lavoratori». Loiero ha operato per indurre Anas e Ferrovie a fare sempre di più per risolvere la carente situazione infrastrutturale che aveva trovato, e per questo ha fatto accordi con Rfi ed ha impegnato anche risorse. «Trenitalia invece – conclude il presidente – prende ma non dà: infatti, a Gioia Tauro, la bretella ferroviaria per il gateway del Porto è stata realizzata con fondi della Regione Calabria. Ora non solo non investe come dovrebbe per potenziare i servizi sia merci che passeggeri, ma riduce l'offerta, penalizzando ancora di più una regione che viene ricacciata nell'isolamento».
Protesta anche l'Ugl con il segretario generale Renata Polverini . E protesta Bonanni (Cisl) che non si occupa del dramma della Calabria, ma almeno stigmatizza la spesa dell'Alta velocità».
Teresa Munari
Attualità | domenica 2 dicembre 2007, ore 9.46
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