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È stato definito il primo vero blitz antimafia effettuato negli ultimi anni a Catanzaro. E a giudicare dai risultati sembra essere proprio così. L'operazione "Revenge" (Rivincita) avrebbe sgominato, secondo l'accusa, l'attività della presunta cosca dei gaglianesi (dal quartiere Gagliano in cui il capo riconosciuto Girolamo Costanzo aveva la sua attività di panettiere). I presunti componenti della cosca erano stati già indagati in passato ma venero sempre prosciolti: il blitz della Dda, messo a segno il 28 febbraio 2006, portò invece all'emissione di 44 ordinanze di custodia cautelare, eseguite dalla squadra mobile, nei confronti di 30 persone. Le altre 14 vennero eseguite nei giorni seguenti. Le persone indagate furono in tutto 134.
L'indagine avrebbe fatto luce sulla gestione del racket delle estorsioni su tutto il territorio catanzarese. Ma, secondo le tesi formulate dagli inquirenti, tra le attività illecite c'erano anche l'usura ed il traffico di armi e sostanze stupefacenti. Attività portate avanti dalla presunta 'ndrina locale con la collaborazione degli zingari con a capo Cosimino Abrruzzese, alias "U tubu", e Domenico Bevilacqua, alias "Toro seduto".
Svelati anche, secondo l'accusa, i legami e gli stretti rapporti di collaborazione con la presunta cosca di Isola Capo Rizzuto, i compiti del clan con al vertice Anselmo Di Bona, Pietro Procopio, Lorenzo Iiritano mentre i ruoli esecutivi sarebbero stati affidati a Marcello Amelio, Maurizio Sabato, Aldo Bagnato. La gestione della presunta cosca era scientifica: gli utili venivano spartiti, sempre secondo l'accusa, da Pietro Procopio, presunto "contabile" del clan mentre, per il controllo del territorio, erano stati nominati dei "capi quartiere" che, oltre al controllo della zona, avrebbero dovuto evitare sovrapposizioni o contrasti.
I provvedimenti di custodia cautelare vennero subito appellati davanti al tribunale del Riesame che in parte mitigò i provvedimenti emessi dal Giudice per le indagini preliminari e in parte li confermò.
Una prima verifica delle accuse arrivò ad ottobre dello scorso anno quando iniziarono le udienze per l'incidente probatorio che, nel caso specifico, aveva lo scopo di evitare la possibile vessazione dei testimoni e delle parti offese. E molti imprenditori che avrebbero subito il racket delle estorsioni negarono tutto. Al pubblico ministero non rimase altra alternativa di accusarli di falsa testimonianza.
Intanto, qualche indagato venne rimesso in libertà dalla Corte di Cassazione per vizi procedurali. Ma le accuse rimasero. Tant'è che il pm Gerardo Dominianni emise l'avviso di conclusioni indagini e, dopo poco tempo, la richiesta di rinvio a giudizio per 87 persone.
A un anno di distanza il primo verdetto con le udienze fiume all'aula bunker davanti al giudice per le udienze preliminari e, ieri, la decisione. Che avallerebbe le tesi accusatorie del pm. Almeno per il momento


Attualità  |  martedì 27 febbraio 2007, ore 8.37

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