Nato nel 1907
sin da ragazzo ebbe una spiccata tendenza per il gioco del calcio.
Nel 1923 partecipò con i "Boys Audace" ad un campionato
di prima divisione. Fu poi ceduto alla Catanzarese nelle cui fila
disputò molti altri campionati. Per ragioni di studio, fu
costretto ad abbandonare l'attività agonistica, ma non quella
organizzativa.
Aveva appena 24 anni, il giovane Nicola, a un passo dalla laurea
in Giurisprudenza, quando entrò nel direttivo della società.
Era il 1932, un anno più tardi i giallorossi si affacciarono,
prima società calabrese a riuscire nellimpresa, sul
palcoscenico della Serie B. Entrato da consigliere, diventato presto
vicepresidente, Ceravolo prese saldamente in mano le redini societarie
nel 1958.
Restò nellufficio presidenziale per ventanni,
ricoprendo nel frattempo cariche di prestigio nella Federcalcio
e in Lega, vincendo lo scetticismo che allepoca aleggiava
nei confronti di una società che tentava di imporsi partendo
dallItalia meridionale. «Mi sono impegnato nellimpresa»,
raccontò poi il presidentissimo rimasto nel cuore
dei catanzaresi, «e credo di avercela fatta. Ho stretto rapporti
di grande cordialità con eccezionali uomini di calcio come
DallAra e Mazza, Moratti e il conte Rognoni. Con loro facevo
affari sulla parola, per loro il Catanzaro era una realtà
nel panorama nazionale». Ventanni da numero uno, un
elenco di soddisfazioni da mettere in fila. Su tutte, Ceravolo ha
sempre amato ricordarne una in particolare. «La finale di
Coppa Italia nel 65-66. Eravamo una squadra di Serie B, battemmo
nellordine Napoli, Lazio, Torino e Juventus. Quattro partite
a eliminazione diretta, e noi giocammo una sola volta sul nostro
campo. In finale, a Roma contro la Fiorentina, andammo ai supplementari.
E lì perdemmo per colpa di un rigore inesistente».
Con Ceravolo, la permanenza della squadra in cadetteria diventa
una splendida abitudine.
E nel 71, finalmente, si realizza il grande sogno: il Catanzaro
è la prima squadra calabrese a conquistare la Serie A. Ancora
le parole del presidente: «Un momento indimenticabile. I tifosi
festeggiarono in tutta la regione, lentusiasmo era alle stelle».
Un decennio di altalena tra A e B («ma in B» ricordava
Ceravolo, «si giocava da protagonisti, puntando sempre alla
promozione»), condito da episodi sfortunati (lo spareggio
col Verona del 75 che negò la promozione) o felici
(nell80 la retrocessione, già certa, fu scongiurata
dalla condanna del Milan per la vicenda del calcioscommesse.