Non a caso fu chiamata citta'
della seta, la prima in Italia a coltivare il gelso e il baco da
seta intorno all'XI° secolo. Simbolo di questa attivita' divenne
la sala del trono dei Durazzo a Castel Capuano, le cui pareti vennero
ricoperte di un prezioso damasco donato da Catanzaro al re Ladislao
Durazzo nel 1397.
La produzione del gelso era concentrata nei paesi del circondario:
la seta grezza, prodotta dalle famiglie contadine, veniva tessuta
nelle botteghe artigiane di Catanzaro.
Il tutto veniva regolato da rigidi statuti.
Questa attivita' coinvolgeva la maggior parte della popolazione.
A partire dalla fine del '400, era tradizione che l'incontro primaverile
fra i catanzaresi e i mercanti stranieri, si svolgesse a Reggio
Calabria, nel cui porto sbarcavano Spagnoli, Veneziani, Genovesi
ed Olandesi. I festeggiamenti dei setaioli, per i buoni affari portati
a termine, si svolgevano il martedi' dopo la Pentecoste.
Un posto speciale, fra i clienti dei catanzaresi, lo avevano i Francesi,
ottenendo nel 1470, che la corporazione della seta inviasse i maestri
a Tours per insegnarvi la loro arte.
Tra il '500 e il '600 la produzione serica catanzarese ebbe il massimo
splendore. Un censimento dell'epoca elencava che "abbondanti
tessuti di velluto e preziosi damaschi in seta venivano lavorati
su mille telai da settemila persone".
Per volere dell'imperatore Carlo V°, nel 1519, venne redatta
una dettagliata codificazione dal titolo Capitoli e ordinazioni
della nobilissima arte della seta a Catanzaro, dopo la terribile
epidemia di peste che, nel 1668, colpi' sedicimila abitanti di Catanzaro,
riducendo nettamente la produzione della seta pregiata. Oggi, oltre
alla produzione artigiana, si possono ammirare in citta' alcuni
paramenti sacri di tessitura locale cinquecentesca e settecentesca,
nelle sacrestie della Chiesa del Rosario e nel Duomo.
Letture consigliate:
Arte della seta in Catanzaro - Capituli Ordinationi et Statuti
Introduzione di Augusto Placanica -
Mario
Giuditta Editore