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Giangurgolo. La maschera tipica

Giangurgolo. La maschera tipica
Il suo nome significa "Giovanni dalla gola piena" e fu ideato dai Calabresi che volevano mettere in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani spagnoleggianti.
Ha un lungo naso, un'andatura bellicosa e porta sempre un cappello di feltro a cono.
Nei suoi pranzi consuma carretti di maccheroni, molto pane e intere botti di vino.
Adopera la spada per inezie, ma è sempre pronto a fuggire come il vento.
Ecco apparire per la prima volta nei vicoli di Catanzaro la maschera satirica di Giangurgolo; il suo personaggio di maschera - soldato gira in questi anni i teatri di tutta Italia, ed Ottavio Sacco ne è il più grande interprete. Nelle varie rappresentazioni compare come un personaggio mutevole nell'aspetto, rivestendo il ruolo di spaccone, tronfio e vanaglorioso e definito "abile più di lingua che di spada"; vigliacco ma dal cuore nobile, ed in alcune occasioni anche vittima dell'altrui scaltrezza. Ecco cosa si racconta nelle scene: "era il 24 giugno 1596. Nel convento delle Suore di Santa Maria della Stella di Catanzaro nasce il personaggio Giangurgolo, ancora bambino ma che diverrà la maschera tipica della tradizione catanzarese. Il suo nome deriva da Giovanni, in onore del Santo del giorno del suo ritrovamento. Trascorre la sua infanzia presso il Convento dei Cappuccini del Monte dei Morti, dove un Padre, oltre all'educazione, tramanda al giovane anche l'abitudine della caccia. È proprio in una battuta che inizia la sua storia: nei boschi Giovanni cerca di salvare uno spagnolo che era stato aggredito e ferito da briganti; lo spagnolo riceve da lui tutte le cure possibili, ma spira, e fa di Giovanni il suo erede, consegnandogli le sue ricchezze ed una lettera che contiene il modo per salvare Catanzaro. Da questo momento, in onore del nobile spagnolo, Giovanni tramuta il suo nome in Alonso Pedro Juan Gurgolos (Giangurgolo). Egli inizia una sua personale lotta contro l'occupazione spagnola che in quegli anni si abbatteva su Catanzaro: Giangurgolo studia bene la strategia, organizzandosi con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirico - politici incitando alla rivolta il popolo catanzarese. Questo piano però fallisce quando le sue intenzioni vengono alla luce, e Giangurgolo viene condannato a morte. La scoperta delle sue origini nobili gli salva però la vita, costringendolo in ogni caso a rifugiarsi in Spagna. La sua permanenza in quei luoghi a lui estranei non dura a lungo, ed egli torna nella sua terra d'origine, dove la peste aveva colpito tutta la città. Al suo ritorno egli riesce a ritrovare il suo amico di teatro Marco, anch'esso malato, e per un abbraccio tra i due la peste viene trasmessa anche a Giangurgolo. La sua morte chiude il sipario della rappresentazione"
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